Fruttato, amaro e piccante raccontano il carattere di ogni olio. Pochi semplici gesti aiutano a riconoscerne profumi, intensità e sfumature.
Assaggiare l’olio extravergine d’oliva non è un’esperienza riservata agli esperti. Con un piccolo bicchiere e qualche minuto di attenzione è possibile iniziare a riconoscerne i profumi e le sensazioni al palato.
Ogni olio racconta una storia diversa. La varietà delle olive, il territorio, il clima, il momento della raccolta e il processo di lavorazione ne determinano il profilo sensoriale. Alcuni oli sono delicati e morbidi, altri più intensi, erbacei, amari o piccanti.
Per iniziare, basta versare una piccola quantità di olio in un bicchierino pulito. Il colore non deve condizionare il giudizio: un olio verde non è necessariamente migliore di uno dorato, perché la tonalità dipende da diversi fattori e non rappresenta da sola un indicatore di qualità.
Il bicchiere va tenuto nel palmo della mano e coperto con l’altra, facendolo ruotare delicatamente. Il calore aiuta a liberare le sostanze aromatiche. Avvicinandolo al naso si percepisce il fruttato, cioè l’insieme dei profumi che ricordano olive sane e fresche. Può richiamare l’erba appena tagliata, la foglia, il carciofo, il pomodoro, la mandorla oppure note più mature.
Si passa quindi all’assaggio. Si prende un piccolo sorso, distribuendo l’olio in tutta la bocca e aspirando delicatamente un po’ d’aria tra i denti. Questo gesto permette agli aromi di raggiungere il naso anche dall’interno della bocca e aiuta a distinguerli meglio.
Al palato possono emergere l’amaro e il piccante, entrambi attributi positivi dell’olio extravergine. L’amaro è più frequente negli oli ottenuti da olive verdi o raccolte all’inizio della maturazione. Il piccante si manifesta invece come un pizzicore in bocca o in gola ed è spesso più evidente negli oli freschi e ricchi di composti fenolici.
Queste caratteristiche, però, non sono presenti in tutti gli oli con la stessa intensità. La cultivar, il grado di maturazione delle olive e la lavorazione possono dare origine a oli decisi e strutturati oppure a profili più morbidi, nei quali amaro e piccante sono appena percettibili. Un olio delicato non è quindi necessariamente meno pregiato di uno intenso.
Fruttato, amaro e piccante non devono neppure comparire in una sequenza precisa. Ciò che conta è l’equilibrio complessivo tra profumi, sapori e sensazioni, insieme all’assenza di difetti.
Il modo migliore per allenare i sensi è confrontare oli differenti. Con il tempo diventa più semplice coglierne le sfumature, riconoscere i profili preferiti e scegliere quello più adatto alle diverse preparazioni.
Assaggiare l’olio significa concedergli la stessa attenzione riservata ad altri grandi prodotti della cultura gastronomica italiana. Un gesto semplice per conoscere meglio ciò che portiamo ogni giorno sulla tavola.